fabio bonfante

without people you are nothing. (Joe Strummer)

There ain’t no cure for the Summertime blues

Questo è un periodo un pò così.
Alti e bassi, bassi e basta.
Sono successe cose, che non ho voglia di ricordare,
ma di cancellare da ogni pensiero.
Questo freddo non aiuta certo, perchè, complice la pigrizia e la stanchezza ti tiene a casa
la sera, incollato al video del computer, o al televisore senza nemmeno guardarlo, magari come ieri, leggendo un libro.
Un buon libro, in fondo, che ti ha fatto andare indietro nel tempo, a pensare a come eri tu in quegli anni,
a che facevi, che musica ascoltavi o suonavi, oggi che invece non suoni più.
La sera fredda, ti ghiaccia i pensieri all’origine, che quando si sciolgono ormai è troppo tardi.
Piccoli acciacchi si fanno sentire, dolori profondi che nessun anti dolorifico guarirà mai.
“there ain’t no cure for the summertime blues”

e non è nemmeno la stagione giusta in fondo.
Bisognerà aspettare il caldo, la brezza tiepida che fa capolino la sera, per avere pensieri puliti.
Ora tutto è inquinato, tutto è smog e polveri sottili che ti s’infilano dappertutto.
E non servirà né l’area C né la sospensione del traffico.
Il mio combustibile è illegale e brucia ogni sostanza rendendomi invisibile.
Non è così con i pensieri fusi alle budella lacerate da alcool scadente.

La via è lunga da percorrere fino in fondo, la dove si staglia l’ultimo raggio di sole,
gli incontri fatti lungo la strada non si dimenticano, ma piano le luci diventano ombre e si allungano
dentro questo tunnel che è la vita.
Ti abbracciano nel buio, spingendoti al limite, e a volte oltre.

L’oscurità, l’amica dei giorni blues, dei giorni bui, quelli senza raggi di sole ne di altre stelle.

E la tua vita è li, in fondo al cesso!

Memorie di una testa malata

Oggi  è il 27 gennaio.
Il numero 27 mi è caro per una serie di motivi.
E’ un numero ricorrente, per molti di noi, i più fortunati è un giorno di paga, per altri gli anni in cui i loro idoli si sono ammazzati, per altri ancora è il giorno della memoria.
Già la memoria.
Il giorno in cui tutti ci ricordiamo, che ormai 70 anni fà, in Europa, su al centro nord, ma anche in alcuni luoghi qui nel nostro territorio, si  seviziavano, torturavano, sterminavano centinaia, migliaia, milioni di esseri umani.
Bambini. Donne. Uomini.
Io mi chiedo come si possa dimenticarlo gli altri giorni.
Come può un uomo dimenticarsi di una cosa del genere. 
E’ passato molto tempo, e le genti future, i ragazzi nati negli anni novanta, non hanno la percezione seppur lontana che abbiamo avuto noi, parlo della mia generazione di 40enni, che abbiamo i genitori che sono nati negli anni del ventennio fascista, che abbiamo avuto i nonni o i bisnonni, che in quegli anni erano soldati o disertori o partigiani o tutti e tre insieme.
Noi abbiamo visto con i nostri occhi i numeri tatuati sugli avambracci di quei vecchietti che d’estate giocavano a carte all’ombra di un platano sfiorito, con una bottiglia di vino scadente a bruciargli le budella.
Noi abbiamo passato l’infanzia sulle ginocchia tremolanti di un vecchio dallo sguardo triste perso nel vuoto, che quando pronunciava le parole Libia, Grecia, Albania, Abissinia, Birchenau, Yugoslavia, scoppiava a piangere come un bambino; e le lacrime se le asciugava con il suo fazzoletto rosso e nero liso dal tempo, ma caro al suo cuore.
Lui con le dita dei piedi congelate dal ghiaccio della campagna di Russia, Lui con le ossa ferite dal gelo dei campi di lavoro e dei monti partigiani poi.
Lui che si scaldava quando sentiva parlare di ingiustizie seppur lontane che non sopportava, Lui che quando vedeva ex commilitoni gonfiarsi il petto punto di medaglie, sputava catarro di sigaro e borbottava parole incomprensibili nel suo dialetto dell’ottocento e li malediva come si fa con le malattie più contagiose.
Lui che mi ha insegnato cosa vuol dire Giustizia, cosa significa Libertà, cosa vuol dire Amare la propria Terra, essere disposti a morire per essa e per i suoi figli. Lui che un giorno mi diede un sigaro e mi disse di fumarlo solo quando mi sarei sentito veramente un Uomo; Lui che un giorno se ne andò in silenzio, proprio il giorno in cui io tornavo da una Tripoli non più italiana.

A lui vanno questi miei pensieri.
A lui e a tutti quelli che come lui, ma meno forntunati che sono morti, torturati, massacrati, per permettere a me di essere vivo, a noi di essere qui oggi a ricordarlo.
Lo dobbiamo a Lui e a tutti quei milioni di Esseri Umani, che altri animali hanno voluto uccidere.
Lui sarà sempre con me, tatuato nella mia anima, nel profondo del mio cuore.

E quel sigaro, non ho ancora avuto il coraggio di fumarlo, perchè davanti alla memoria di tutto questo, non mi sento ancora un Uomo.

Ritorno

Ho lasciato passare un po’ di tempo dall’ultima volta. Fuori fa freddo, siamo sotto zero ma il problema vero è che questo periodo per me è davvero pieno… E sinceramente riconosco che sto perdendo molto tempo e che non va bene così. A breve parlerò di quello che mi ha infastidito di più negli ultimi giorni.

Happy fucking Xmas

I wish to everybody a fucking good Xmas!!! I’ m looking for Santa Claus through The night!!such a fucking silent night!

Joe Strummer

C’è elettricità nell’aria.
La tua gamba sinistra tiene il tempo epilettica,
prima di svenire nell’assolo principale.
Un fazzoletto rosso e nero ti confonde
Le corde della tua rozza chitarra stridono note
Il rullante da il via alla danza.
Migliaia di teste colorate sobbalzano al ritmo in levare.
Dentro di me vibrano le frequenze del basso.
Le tue parole sono come preghiere,
salmi di un nuovo testamento.
Da recitare nel buio di questa vita.
Ognuno di noi da solo non vale nulla
Non so se il futuro sarà
ancora in bianco su nero
Oppure colorato dai pensieri
di una nuova generazione
Generali e truppe d’assalto
nel finto sostegno della tua causa,
con fucili sui tetti e polizia tra i piedi,
rubare in banca senza colpo ferire
e perdersi nel supermercato globale.

Adios amigo!

 

Nella Nebbia del Tempo

Avviso i miei cari amici e il pubblico, che a giorni potrete ordinare in tutte le librerie della Catena La Feltrinelli, oppure sul loro sito online, oltre che in quello di www.ilmiolibro.it o ancora inviandomi una mail, il mio ultimo libro.
La raccolta di Canzoni e Poesie inedite dal titolo “nella nebbia del tempo”.

Ho cassetti, scatoloni, computer pieni di testi, questi che troverete qui sono solo alcuni di quelli.
Ora mi concentrerò sul romanzo e sulla traduzione di una biografia.
Poi si vedrà.

Per ora è tutto.

Coerenza = Paul Simonon

C’è un band che amo più di tutte nel panorama musicale della mia vita, tutti lo sanno, sono i CLASH.

Il motivo per cui adoro questo manipolo di delinquenti, è che sono stati veri, dall’inizio alla fine. Scrivevano canzoni sulle loro esperienze di ventenni in una Londra divisa tra bianchi e neri, tra coloni e colonizzati, senza sfronzoli, dirette come pietre in faccia.

E’ di questi giorni la notizia, che Paul Simonon, bassista 55enne, è stato arrestato e s’è fatto due settimane di carcere in Groenlandia, insieme ad altri attivisti di Green Peace, per aver assaltato una piattaforma petrolifera. Si era imbarcato in incognito sulla Rainbow Warrior III come aiuto cuoco. Dalle testimonianze, molti attivisti che non sapevano chi fosse, hanno detto che a bordo della nave si è fatto un mazzo tanto, e non ha mai fatto nulla per rivelare chi fosse in realtà.
Addirittura in carcere, dove il cibo faceva schifo, lui si è offerto di cucinare, cosa poi consentita dalle guardie, e sembra che cucini un ottimo cibo vegetariano.
Sembra anche che abbia fatto una jam session con altri attivisti, che ignari, qualcuno gli abbia pure detto che era molto bravo, e che avrebbe fatto bene a provare a fare qualcosa come bassista una volta tornato in libertà.

Ora a parte battute o cose che possano sembrare leggende metropolitane, la cosa fondamentale, che di tutto questo nessuno sapeva nulla finché non è stato detto dal diretto interessato molti mesi dopo.
La prima cosa che mi viene in mente è la coerenza con cui questa persona vive. Una volta smesso di essere il bassista dei Clash, ha fondato gli Havana 3AM, ma non è andata bene, allora è tornato al suo primo amore, la pittura, e con essa ha avuto un buon riscontro dalle gallerie di mezzo mondo. Ha sempre fatto una vita lontana dai riflettori, dai clamori, e addirittura ha detto di no ad un sms di joe strummer qualche giorno prima della sua prematura morte, che gli chiedeva di tornare a suonare insieme per la rock hall of fame, dove erano invitati qualche mese dopo. La sua risposta fu ancora no, semplicemente perché non gli sembrava giusto suonare davanti a persone che pagano fino a 7000 dollari per un tavolo, “non era roba da clash” pensava.

Poi un giorno decide che deve salire su una piattaforma in mezzo all’oceano perché, fervido ambientalista, non vuole che si inquini questo mondo. Lo so sembra un romanzo, ma quando la gente come lui, cresce con degli ideali, non li tradisce mai.

E questo a chi come me ha imparato più dalle parole delle loro canzoni che dai libri di scuola, questo basta e avanza, per continuare a dire che come loro nessun altro.
di seguito l’unica canzone scritta interamente da Paul Simonon nel periodo Clash.
guarda caso parla di rivolta, di soprusi, ma anche di reazioni, di lotta per ciò in cui credi, o anche solo per la sopravvivenza.

the Guns Of Brixton

Quando prenderanno a calci la porta di casa
Come pensi di venire a rispondere?
Con le mani sulla testa?
O sul grilletto del fucile?

Quando la lotta diventa dura
Come pensi di reagire?
Abbattuto sul selciato
o rinchiuso nel braccio della morte?

Ci potete schiacciare
Ci potete massacrare
Ma dovrete rispondere
ai fucili di Brixton

Il denaro vi fa sentire bene
E la tua vita ti piace così
Ma sicuramente il vostro tempo verrà
Come in cielo, o in un inferno

Ci si sente come Ivan
Nato sotto il sole di Brixton
Il suo gioco si chiama sopravvivere
Alla fine il più duro vincerà.

Sai che significa nessuna pietà?
Lo hanno sorpreso con una pistola
Non c’è bisogno di pregare la vergine Maria Nera
per dire addio al sole di Brixton

Ci potete schiacciare
Ci potete massacrare
Ma dovrete rispondere
ai fucili di Brixton

Quando prenderanno a calci la porta di casa
Come pensi di venire a rispondere?
Con le mani sulla testa?
O sul grilletto del fucile?

Quando la lotta diventa dura
Come pensi di reagire?
Abbattuto sul selciato
o rinchiuso nel braccio della morte?

Ci potete schiacciare
Ci potete massacrare
Ma dovrete rispondere
ai fucili di Brixton

Ci potete schiacciare
Ci potete massacrare
Sì, potete anche ammazzarci
Ma oh, le pistole di Brixton

Abbattuto sul selciato
In attesa nel braccio della morte
Il suo gioco si chiama sopravvivere
Come in cielo, come all’inferno

Ci potete schiacciare
Ci potete massacrare
Ma dovrete rispondere
ai fucili di Brixton

(Text & Music: Paul Simonon)

http://www.youtube.com/watch?v=y1F9MV4I1mg

Fine dell’impero

Sabato si è consumato l’epilogo dell’impero di Re nano.
C’è chi ha esultato, chi è sceso in piazza, chi l’ha fatto privatamente,
chi sguaiatamente.

Io né l’uno né l’altro.

Sia chiaro, sono felice anche io di questo epilogo; ho anche io una bottiglia messa da parte per queste occasioni; ma per il momento non me la sono sentita di aprirla. Ero stanco di vedere certe facce da pirla che mi pigliavano per il culo, ma non ci vedo nulla di così grandioso o di così bello per sprecare del buon vino e brindare alla finta dipartita di uno degli uomini più potenti al mondo.

L’ho detto e lo farò; brinderò sulla sua tomba, questo si.
Perché allora davvero sarà finita un’era.

Ora quella persona, che possiede televisioni, banche, giornali, radio, stampa e editoria varia, è ancora più potente che come presidente del consiglio. Ora può agire nell’ombra. Come ha sempre fatto del resto, ma ora è anche legittimato.
Io spero solo che almeno gli ultimi tre processi che ha in corso, non scadano anche loro in prescrizione, e che stavolta riescano a processarlo, e che lo condannino.
Ora non ha più la possibilità di invocare il legittimo impedimento, non potrà più chiedere di spostare aule o orari di interrogatori.
Ecco, il giorno che lo vedrò alla sbarra del tribunale, si quel giorno potrei anche alzare un calice e brindare.

In questo momento di vuoto totale per il mio paese non me la sento.

Del resto nonostante l’abbia sostenuto e votato non ho esultato nemmeno per Pisapia Sindaco a Milano. Ho respirato l’aria di cambiamento, questo si, ma se devo essere sincero fino in fondo, mi sembra già affievolita parecchio.
Certe cose le ritengo superflue. In tutti questi anni ho visto cambiare con la rapidità di un battere d’ali situazioni che credevo consolidate e immodificabili. Ho imparato, purtroppo a mie spese,  a non potermi fidare, e a non doverlo fare, nemmeno di chi conosco personalmente, figuriamoci degli altri.

Detto questo, in queste ore frenetiche di consultazioni, di tecnici, specialisti e altro, mi auguro solo che chi sarà chiamato a fare cose, le faccia, non per il suo conto in banca, ma per tutto il paese.
Sono stato per anni all’estero ed ero orgoglioso, anche se non nazionalista, di dire che ero italiano, negli ultimi anni sono stato deriso e insultato per colpa di un modo di fare più che di una persona.

Ecco quando finirà davvero il nano pensiero, allora si che brinderò.
E che purtroppo quel vino nel frattempo si sarà trasformato in aceto.

 

Religion – Public Image Ltd.

Ho amato sin dal primo solco la blasfemia di Jhonny Lydon, più coi PIL che con i Sex Pistol.
Quando sentii per la prima volta questo pezzo, sia nella versione solo recitata che musicale, ne rimasi affascinato.

Per la potenza delle parole per prima cosa.
Gli anni settanta stavano per finire, da pochi giorni era salito il Papa Polacco sul trono di Pietro, e un ventenne mezzo irlandese mezzo inglese, dopo aver sovvertito mezzo mondo del rock, se ne usciva con un poema di questo tipo.

Non lo cagarono in molti a dire il vero, come sempre, si mette la testa sotto la sabbia, ma qui sotto, in poche righe, c’è la spiegazione di quello che Lydon pensava e che ancora pensa e io con lui, della religione cristiana.

Erano gli anni delle bombe religiose a belfast e dublino (do you read who’s dead on the Irish post), i giorni dell’Ira, della Lady di Ferro li a venire, della guerra per le Malvinas, giorni, mesi, anni in cui ci hanno illuso e ci hanno fregato con le falsi illusioni di essere, noi europei religiosi e cristiani, i più forti al mondo. Ma non tutto è perfetto. E Lydon te lo sputa in faccia.

Religione

Vetrate colorate tengono fuori il freddo
mentre gli ipocriti si nascondono all’interno.
Con le statue della menzogna nelle loro menti
dove la religione cristiana li ha resi ciechi

Dove si nascondono, in preda a un Dio,
una puttana, che scritto al contrario è cane.

Non per una razza, una fede, un solo mondo
ma per denaro, efficace, assurdo

Tu preghi lo spirito santo mentre succhi la sua ostia
e leggi chi è morto oggi sul giornale
Dai via il denaro che non ti puoi permettere
In ginocchio pregando il signore.

Prete grasso come un maiale
ipocrita sorridente
Lui prende i soldi
Tu prendi le bugie

Questa è la religione, di gesù cristo
Questa è la religione, dei prezzi a buon mercato
Questo sono le bibbie, piene di diffamazioni
Questo è il peccato, un inno all’eternità

Questo è quello che hanno fatto
questa è la tua religione

Gli apostoli sono undici
Ora c’è un porco in paradiso

Questa è la religione
C’è un bugiardo sull’altare
con un sermone che non vacillerà mai.
questa è la religione

La vostra religione.

(original lyrics by Johnny Lydon)

free translation by Fabio Bonfante

il brano originale è contenuto nell’album First Issue dei Public Image ltd. (1978).

http://youtu.be/-rcHSxTGkt0

La stabilità

“voglio un piano quinquennale, la stabilità”…
Questo cantava Ferretti e i suoi 20 e più anni fa. E ieri dopo anni di invettive contro i comunisti, la parola stabilità è stata pronunciata ed è lo spartiacque alla fine del regno di re nano. Che ironia! Anni a distruggere e destabilizzare il regime comunista che imperava nel nostro paese e ora dobbiamo fare e sostenere un piano di stabilità. E poi dicono che la vita non ti riserva sorprese. E chissà quante altre ne riserva a noi il nano maledetto! Punk islam punk.

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