Fine dell’impero

by fabio bonfante

Sabato si è consumato l’epilogo dell’impero di Re nano.
C’è chi ha esultato, chi è sceso in piazza, chi l’ha fatto privatamente,
chi sguaiatamente.

Io né l’uno né l’altro.

Sia chiaro, sono felice anche io di questo epilogo; ho anche io una bottiglia messa da parte per queste occasioni; ma per il momento non me la sono sentita di aprirla. Ero stanco di vedere certe facce da pirla che mi pigliavano per il culo, ma non ci vedo nulla di così grandioso o di così bello per sprecare del buon vino e brindare alla finta dipartita di uno degli uomini più potenti al mondo.

L’ho detto e lo farò; brinderò sulla sua tomba, questo si.
Perché allora davvero sarà finita un’era.

Ora quella persona, che possiede televisioni, banche, giornali, radio, stampa e editoria varia, è ancora più potente che come presidente del consiglio. Ora può agire nell’ombra. Come ha sempre fatto del resto, ma ora è anche legittimato.
Io spero solo che almeno gli ultimi tre processi che ha in corso, non scadano anche loro in prescrizione, e che stavolta riescano a processarlo, e che lo condannino.
Ora non ha più la possibilità di invocare il legittimo impedimento, non potrà più chiedere di spostare aule o orari di interrogatori.
Ecco, il giorno che lo vedrò alla sbarra del tribunale, si quel giorno potrei anche alzare un calice e brindare.

In questo momento di vuoto totale per il mio paese non me la sento.

Del resto nonostante l’abbia sostenuto e votato non ho esultato nemmeno per Pisapia Sindaco a Milano. Ho respirato l’aria di cambiamento, questo si, ma se devo essere sincero fino in fondo, mi sembra già affievolita parecchio.
Certe cose le ritengo superflue. In tutti questi anni ho visto cambiare con la rapidità di un battere d’ali situazioni che credevo consolidate e immodificabili. Ho imparato, purtroppo a mie spese,  a non potermi fidare, e a non doverlo fare, nemmeno di chi conosco personalmente, figuriamoci degli altri.

Detto questo, in queste ore frenetiche di consultazioni, di tecnici, specialisti e altro, mi auguro solo che chi sarà chiamato a fare cose, le faccia, non per il suo conto in banca, ma per tutto il paese.
Sono stato per anni all’estero ed ero orgoglioso, anche se non nazionalista, di dire che ero italiano, negli ultimi anni sono stato deriso e insultato per colpa di un modo di fare più che di una persona.

Ecco quando finirà davvero il nano pensiero, allora si che brinderò.
E che purtroppo quel vino nel frattempo si sarà trasformato in aceto.